Speleologia

La parentesi speleologica carmagnolese

Era la fine del 1986, e Mauro Ritta’ mi disse ; < vieni a fare il corso di alpinismo a Saluzzo ?!?!>; risposi ; < non so’> ma comprai un imbrago della nota ditta costruttrice carmagnolese del tempo .
Venne il 1987, mi iscrissi al Cai , poi mentre aspettavo l’inizio del corso di alpinismo l’amico Domenico Audisio mi chiese se volevo andare con lui a fare il corso di speleologia di primo livello al Cai Uget di Torino; da li’ a qualche sera ci trovavamo in galleria subalpina a Torino senza sapere che era iniziata l’avventura speleo della nostra allora ,sottosezione.
Dopo il corso, combinammo una serie di gite in grotta (autogestite) per ottimizzare la confidenza con l’ambiente ipogeo e cercare di trascinare altri soci e amici. Abbandonammo il GSP “Gruppo Speleologico Piemontese”,poiche’, l’ambiente ci aveva dato l’impressione di essere ad un livello troppo alto per le nostre capacita’ e il nostro limitato tempo da dedicare alla speleologia,(io ero sposato da un anno e con Domenico eravamo molto impegnati nei volontari VVF). Col tempo realizzai che il GSP era formato da una serie di personaggi che erano , sono ,e resteranno delle vere e proprie colonne portanti della speleologia sia a livello italiano che mondiale.
Lo stesso anno ci ritrovammo ad aderire al GSAM “Gruppo Speleologico Alpi Marittime” Cai Cuneo , gente piu’ alla buona; Domenico ottenne le chiavi del cancello della grotta del Caudano ,e nuovamente altre uscite atte a perfezionare le tecniche, e accrescere la nostra passione per l’ambiente sotterraneo, accompagnando scolaresche, altri gruppi Cai, amici, alternando le (gite) con le prime esplorazioni: Pollera , Caudano , Rio Martino, Bandito , Turbiglie e molte altre grotte minori……
Nello stesso anno mi ritrovai alla Tana del Forno a Serra di Pamparato.( Che di seguito chiamero’
l’Orso)….ad esplorare i Rami dell’87 che ci portavano quasi in superficie ,detti rami chiudevano inesorabilmente sopra un pozzo ascendente di 30 mt ove trovammo le radici delle piante ; dopo qualche anno entrammo in quei rami scavando dall’esterno; col secondo ingresso (Cani e Porci ), dedicato a coloro che ci hanno lavorato ;si raggiungeva il torrente a 150 mt di profondita’ in 3 ore in meno rispetto l’ingresso principale.
Nell’estate del 1988 ebbi modo di conoscere e rimasi affascinato da un paesaggio che mi avrebbe rapito per almeno 4-5 giorni all’anno per oltre un decennio; era la Conca delle Carsene ; col suo rifugio “Capanna Morgantini “ per la quale si e’ sviluppato ed e’ vivo tutt’oggi un rapporto (sentimental-affettivo).Ma….in estate bisogna anche portare la famiglia al mare non si puo’ stare sempre in montagna; allora quando partivo per il mare mi caricavo in auto oltre all’attrezzatura da utilizzare per quel poco di subacquea che praticavo, anche i materiali “da grotta”.
In quel frangente oltre a mettere il naso in molte grotte del Savonese riuscii a trascinare, dopo la passione per le immersioni , anche in quella della speleologia l’amico Franco Rosso; che da allora rimase per moltissimi anni mio inseparabile compagno d’avventure in centinaia di uscite esplorative in grotta .Non saprei dire quante volte sono stato a Rio Martino solo per trovare la prosecuzione per arrivare alla “Sala da Pranzo” ripercorrere la mitica “Via dei Saluzzesi” per capire dove andava la grotta. Durante le prime uscite utilizzavo un “ otto” come discensore, in risalita usavamo il classico prusik ; le corde per la progressione venivano fissate a vecchi chiodi, vecchi spit o ad armi naturali. Poi conobbi la jumar ; prestata da qualcuno di cui non ricordo il nome. Col tempo e con qualche sforzo economico ci attrezzammo di gingilli degni di uno speleologo; discesore ,maniglia e croll della petzl , boccia dell’acetilene e relativo impianto con accensione piezoelettrica sul casco. Da pochi anni erano state abbandonate le scalette con cavi d’acciaio e scalini in alluminio , oramai si viaggiava negli spazi verticali esclusivamente su corda; tutto cio’ richiedeva una piu’ elevata preparazione tecnica di ogni singolo speleologo , associata ad una totale autonomia nella progressione .Le risorse economiche per le esplorazioni erano quelle che erano; allora con Franco dedicammo diverse sere alla costruzione di placchette , ricavate da profilati di ferro a T.
Per diverse primavere io e Franco siamo stati impegnati con le uscite dei corsi SSI “Societa’ Speleologica Italiana”; organizzate dal GSAM. Uscite in grotta e palestra di roccia in quel di Roccavione.
Alle uscite classiche dei corsi, Rio Martino, Buranco di Bardineto, Donna Selvaggia, Buranco Rampiun, Orso, quando riuscivamo, ci sganciavamo dalle squadre con allievi e con la scusa di entrare prima ad armare la grotta, (piazzare le corde per percorrere la grotta in sicurezza) , ci ritrovavamo ad esplorare durante le uscite dei corsi stessi. A volte succedeva che entravamo due o tre ore prima degli allievi con gli altri istruttori , e se trovavamo code sui pozzi in uscita rimanevamo gli ultimi…..anche 18 ore di grotta……da casa a casa 20-22 ore.
In quel periodo gli spit (tasselli autoperforanti inseribili con mazzetta) venivano soppiantati dal tassellatore a batteria , che ha totalmente stravolto la tecnica esplorativa , in particolar modo nelle risalite verticali in artificiale. Dopo una punta, (uscita esplorativa) in solitaria al fondo del Buco di Valenza col trapano del GSAM che fece cilecca , decisi di comprarne uno (personale).Per aumentarne l’autonomia ; costruivamo pacchi batterie assemblando pile da antifurto al piombo-gel che raggiungevano il peso di svariati kilogrammi.
All’epoca ogni singolo gruppo speleo cercava di non lasciar trapelare le facili prospettive esplorative in questa o quella grotta per evitare di subire il furto della scoperta ; un inverno con Franco ed altri amici partiti da Carmagnola alla volta della Grotta Mala (Finale Ligure) ,trovammo una catena che di fatto precludeva la prosecuzione posizionata con lucchetto in piena strettoia; dopo mesi scoprimmo che il Gruppo Speleo Savonese effettuo’ la giunzione della Mala con la Grotta Quattrocento o Andrassa, difatti tra’ divesi gruppi c’erano sempre degli attriti; (storiche le beghe tra’ Imperiesi e Torinesi per le esplorazioni sul Mongioie ed in Piaggia Bella).
Negli anni a seguire , andai con Domenico ad esplorare una piccola grotta sviluppatasi per un centinaio di metri nei gessi a Meane di Cherasco; conosciuta da tempo dai residenti locali ma non accatastata; dato che ero diventato padre di Valentina da una settimana; da li’ a qualche anno la accatastai con il nome di: Grotta della Valentina. Sempre con Domenico e Rino Borio del GSAM mi ritrovai nella primavera 1990 a percorrere dopo una risalita di una ventina di metri, posizionata sul soffitto della sala dell’orso a Bossea la bellissima galleria Di Babbo Natale , esplorata nelle Feste Natalizie da altri soci del gruppo; pareti abbondantemente ricoperte di calcite, (latte di grotta);per effettuare un collegamento radio (interno –esterno).
Intanto nei giorni estivi che riuscivamo a salire alla Morgantini ci dedicavamo a scavare buchi “soffianti” dove c’e’ aria c’e’ grotta !!! Con Franco e Marco Spissu riuscimmo anche a fare un
paio di servizi fotografici alla Riviere Barraia nell’Abisso Cappa; entrando dal Denver;e nel 6C o Abisso Belushi. La macchina fotografica di Marco ha consentito a me e Franco (i soggetti), di apparire in un paio di fotografie del libro; Schegge di Luce; uscito per i cinquant’anni dell’AGSP.
Gruppi Speleologici Piemontesi.
Durante una gita alla Pollera (Finale Ligure) con Franco , grazie ad un periodo di particolare siccita’ troviamo il sifone finale disinnescato per pochi centimetri; superiamo il sifone con bocca contro il soffitto e ci affacciamo nella Grotta del Buio Nuovo.
Da li’ a poche settimane Franco si immergera’ <in apnea> nel primo sifone della Pollera raggiungendo una bolla d’aria sul soffitto dopo pochi metri. Io sagola alla mano dopo aver cronometrato piu’ di 70 secondi lo recupero e lo faccio bere……
1990 7-8 dicembre , finalmente gli Imperiesi e i Torinesi riescono a organizzare una punta con squadre miste in Labassa ; (collettore finale del sistema di Piaggia Bella).
Purtroppo all’uscita una slavina nella Gola della Chiusetta trascinera’ con se nove speleologi ; tra’ di loro Stefano Sconfienza che anni prima aveva tenuto a me’ e Domenico la prima lezione del corso al GSP.
Speleologia Urbana. Nuovamente con Domenico , che tiene i contatti con personaggi legati al “Centro Studi Carmagnolesi” , mi organizza un sabato pomeriggio per cercare la Vecchia Cripta all’Abbazia di Casanova; durante il quale ci troveremo a strisciare nelle condotte di scarico (acque bianche ) della struttura , mi calero’ nella cisterna dell’acqua e successivamente nella (Fossa dei Serpenti);: pozzo di una decina di metri abbandonato dall’acqua ma custodito da ben 4 Biacco (la piu’ grossa serpe che vive in Piemonte); di circa 1.30-1.40 mt cadauna. Troveremo la Cripta il martedì sera successivo dopo ulteriori peripezie ma spostando semplicemente un paio di mattoni.
Altra bellissima soddisfazione!!!!!.
Le esplorazioni continuano con gli amici : Giorgio Dutto ,Dario Olivero, Flavio Dessi ,Walter Calleris,Franco Rosso .In quegli anni siamo una squadra forte , omogenea e affiatata.
Bacardi (Ramo O Sole Mio), dove bisogna passare un paio di strettoie, credo le piu’ terribili di cui abbia ricordo, senza imbraghi, polmoni vuoti , 40 minuti per percorrere 15 mt di grotta; per andare col trapano e svariati kilogrammi di batterie a risalire verso l’alto. Nuovamente all’ Orso (rami del 93),Perdus, Arrapanui (Ramo della Pantegana Guercia) centinaia di metri di pozzi e gallerie esplorate e rilevate in una notte tra’ un sabato pomeriggio e una domenica mattina di non so’ piu’ quale anno. Rio Martino anni 90 con Franco, Giovanni Casale, Sebastiano Casalis , tutti di Carmagnola Nuove prosecuzioni nei Rami di Jhonn (Giovanni Toninelli del GSP);quanto tempo abbiamo impiegato per ritrovare l’accesso a questa parte di grotta ;ci sono ancora corde nostre su una risalita laterale .E sempre a Rio Martino rami denominati Uretra di Giovanni ( il nome la dice lunga sulle dimensioni dei passaggi da percorrere ) ; in queste zone abbiamo risalito un paio di pozzetti ascendenti alternati da ore di mazzetta per (accomodare le strettoie); poi ancora Stopponetto in valle Po vede me e Franco con un campo estivo di diversi giorni; a circa un’ora dal Monte Tivoli con 170 kg di materiale portato a spalle in due viaggi ; sognavamo di entrare in Rio Martino nei Rami di Jhonn .Ci siamo fermati molto prima; abbiamo comunque portato lo sviluppo della grotta ( da 35-40 mt a oltre 140 mt ), Dopo un paio di giorni di campo ci hanno raggiunti Sebastiano di Carmagnola , Flavio Dessi GSAM e Maurilio Chiri forza trainante del nuovo SCS “Speleo Club Saluzzo”.Orso(risalite varie), Buco di Valenza, valle Po in due uscite superato il vecchio fondo; in tre mesi da –71 a –101mt di profondita’ con due nuovi ingressi e180 mt di rilievo portati a casa; primo e secondo Ramo dei Carmagnolesi.
E poi ancora Orso , in pochi anni oltre 1 kilometro di rami nuovi.
Il grosso delle prosecuzioni avvengono grazie a piu’ o meno forti (disostruzioni),allargamenti artificiali di strettoie altrimenti impraticabili .Tecnica affinata con sistemi talvolta a dir poco (esplosivi); che con Flavio aggiorniamo in parallelo alle squadre di soccorso. Flavio ancora oggi fa’ parte della squadra di soccorso addetta agli accomodamenti per consentire il passaggio della barella; queste tecniche di scavo accompagneranno me’ e Franco lavorare nei posti piu’ (sfigati) del Piemonte per diversi anni. A volte in settimana si partiva la sera dopo il lavoro; e si rientrava a casa l’indomani in tempo per una doccia prima di tornare al lavoro.
Ricordo che tra’ le cose piu’ tranquille ; organizzammo anche un paio di capodanni in grotta….il primo credo che fosse l’88 al Caudano ed il 90 con mia figlia di 10 mesi alla Grotta della Galleria del Treno a Bergeggi ; ambiente decisamente piu’ caldo; in quel contesto ripulimmo la grotta portando fuori oltre 15 sacchi di immondizia.
Dopo la tragedia alla Chiusetta, i gruppi cominciarono ad interagire tra’ di loro; il potenziamento delle squadre del soccorso speleologico inizio’ a far aumentare il numero delle squadre esplorative composte da individui appartenenti a gruppi diversi. Nel 1995 i Torinesi (gestori della Capanna Saracco Volante )nella conca di Piaggia Bella; decidono di montare il campo estivo nella parte bassa della Conca delle Carsene, poco sopra il gias dell’Ortica .Con loro si aggregano altri speleo di diversi gruppi italiani. Io mi trovavo con Franco ed altri amici del GSAM alla Capanna Morgantini ; dopo qualche giorno scoprono l’Abisso Parsifal , avendo a disposizione poco materiale invitano Flavio , il sottoscritto e i nostri materiali a raggiungerli per l’indomani.
Partiti presto, stracarichi di corde e moschettoni li raggiungiamo , ci dividiamo in 2 squadre; una in esplorazione e l’altra ,di cui feci parte con Chiara Silvestro (GSAM) che gia’ era al campo dei Torinesi da un paio di giorni, e Bartolomeo Vigna (GSP); si dedica al rilievo dei rami esplorati durante la punta precedente. Usciremo tutti la notte successiva dopo 17 –18 ore di grotta , l’euforia alle stelle. La grotta avanza con gallerie fantastiche, condotte freatiche che verranno battezzate Gallerie Dell’Incredulo.
Fuori malgrado notte fonda tutti svegli , intorno ad un grande falo’ ci aspettavano per conoscere l’esito della punta e per rifocillarci ,sul fuoco bistecche giganti, vino a fiumi , con loro anche Giorgio Baldracco GSP( personaggio storico del soccorso speleologico nazionale ); grande festa e grande sbronza. Ma Flavio ed io dovevamo tornare alla Morgantini ; la raggiungemmo che era quasi giorno e anche alla Capanna ; alcuni ci hanno aspettato in piedi tutta la notte in attesa di notizie sulla punta esplorativa…e mentre raccontiamo…….e di nuovo festa!!!!
E poi ancora l’Orso ; che ci permette di raggiungerlo anche in inverno. Quando si va ‘ all’Orso……
diceva Giorgio, c’e’ sempre da esplorare ; e un giorno faccio una risalita di 10 mt…Franco viene su’ ed iniziamo ad allargare una strettoia…dopo averla forzata, passa e sparisce per 5-10 primi;quando riappare le sue parole sono;<ragazzi….non abbiamo abbastanza corde!!!> :l’eplorazione continua e dopo 2 settimane siamo nuovamente ad esplorare con altri amici che dovendo occuparsi del rilievo dimenticano bussola e rotella metrica. Diventera’ il: Ramo dei Disorganizzati. L’Orso vedra’ un’altra bellissima esplorazione ; ( io stavo oramai lasciando spazio ai giovani)…… ma Franco teneva duro, era il 99 o forse eravamo gia’ nel nuovo millennio, con Flavio, dopo una non facile risalita in libera di Franco (Il Grillo di Carmagnola); trovano centinaia di metri di ambienti molto belli ….mi invitano e dopo una quindicina di giorni siamo nuovamente all’ Orso , come ai vecchi tempi ; mi lasceranno l’onore di armare e scendere per primo un nuovo pozzo che portera’ nei rami gia’ conosciuti ma risultera’ essere la piu’ bella verticale dell’Orso, 40 mt in un tiro unico nel vuoto.
Credo che anche Franco possa essere d’accordo con me sul fatto che Rio Martino e l’Orso sono le cavita’ che ci anno visti piu’ assiduamente; quelle che ci hanno fatto faticare di piu’ ma proprio per questo si sono fatte amare; nelle quali abbiamo alternato momenti di spossatezza e frustrazione a momenti magici ,momenti di gioia nell’offrirci centinaia di metri di ambienti che abbiamo potuto ammirare per primi dai tempi della formazione del nostro pianeta.
Credo inoltre che in entrambe ci sia ancora molto da esplorare e ci vorranno decenni, forse secoli prima che l’uomo possa dire di avere finito le esplorazioni.
Sono stato a novembre 2014 al Buco di Valenza , ho notato tracce evidenti di discese sulla parte classica ma nei Rami dei Carmagnolesi ho recuperato corde e mazzetta abbandonati quasi vent’anni fa’ da Franco…..nessuno e’ mai piu’ passato di li dopo di noi.
Come scrive Giovanni Badino in un suo articolo in “Schegge di Luce “ prima che altri esploratori riprendano in mano la matassa lasciata dalle vecchie generazioni dovranno ripercorrere gallerie per decenni solo per capire dove erano arrivate le precedenti esplorazioni..
In grotte complesse o in grandi sistemi carsici forse l’uomo non riuscira’ mai a conoscere l’immensita’ del mondo sotterraneo. L’uomo e’ troppo piccolo.

A…vi chiederete??? …e…. il corso di alpinismo????……….. devo ancora farlo adesso!.

Euro Gianotti